Caso studio: un grosso progetto di traduzione e una data di consegna lontana

Un grosso progetto di traduzione: il desiderio inconfessato di ogni traduttore, che finalmente può dedicarsi per un po’ ad un solo lavoro, senza dover incastrare consegne e documenti. A me uno è arrivato a settembre 2021: una serie di documenti tecnici molto lunghi da tradurre in tre mesi (non posso essere più specifica per motivi di riservatezza).
Un altro è arrivato nel 2024: l’aggiornamento della traduzione di un testo universitario di farmacologia (quasi 30 capitoli!).


Dopo i festeggiamenti iniziali però, ogni volta il lato pratico e operativo ha preso il sopravvento e dai coriandoli sono spuntate anche le difficoltà che un progetto del genere porta con sé necessariamente.

Già, perché lavorare su un grosso volume di parole e con un margine di tempo relativamente lungo può essere rischioso per tutta una serie di motivi pratici. Ti racconto quali sono e come li ho gestiti.

1. Altri lavori in corso

In genere, quando arriva una richiesta per una nuova traduzione, ho già altri progetti in corso, a volte con consegne ravvicinate, in altri casi con consegne dilazionate. Ad esempio, quando è arrivata la richiesta per la traduzione dei documenti tecnici avevo in programma anche dei corsi di formazione con date fisse e impegni lavorativi con cadenza settimanale.
Naturalmente gli impegni presi in precedenza vanno rispettati, così come le date di consegna e la disponibilità per eventi già fissati. Il problema principale era quindi riuscire a gestire tutti i vari incarichi e inoltre integrarli con le incombenze extra-lavorative (e magari riuscire a ritagliarsi un minimo di vita privata).

2. Gestire i clienti esistenti

Un altro potenziale problema riguarda la disponibilità verso gli altri clienti esistenti. Non è professionale “abbandonare” i clienti che ci affidano lavoro regolarmente sparendo, nel mio caso, per almeno tre mesi. Certo, possiamo spiegare la situazione e magari scegliere di non accettare lavori particolarmente lunghi o con scadenze troppo ravvicinate, ma di certo un cliente regolare fa affidamento sulla nostra presenza e disponibilità.
Senza contare che nello stesso periodo potrebbero arrivare nuovi clienti e/o progetti interessanti a cui è davvero difficile dire di no.

3. Suddividere correttamente il lavoro

Avere davanti una scadenza piuttosto lunga può provocarci due sentimenti opposti. Chi è più ansioso si butterà a capofitto nel lavoro per paura di non terminare in tempo, imponendosi ritmi massacranti e trascurando necessariamente altri progetti, altri clienti e la vita privata. Una situazione gestibile per qualche giorno, di sicuro non per settimane.

Qualcuno invece, rilassato dalla data di consegna che vede piuttosto lontana, può decidere di rimandare l’inizio della traduzione o di occuparsi prima di altri lavori con scadenze più ravvicinate. Il rischio è di arrivare alla data di consegna finale senza aver terminato la traduzione. Capite da soli quali sono le conseguenze.

4. Mantenere un dialogo con il cliente

Infine, mi sembra professionale tenere aggiornato il cliente sull’andamento della traduzione. Non è necessario un resoconto giornaliero sul numero di parole tradotte, ci mancherebbe, ma non è nemmeno troppo corretto non farsi sentire per lungo tempo e magari informare di un possibile ritardo a pochi giorni dalla scadenza definitiva.
L’assegnazione di un lavoro molto lungo è spesso un atto di fiducia da parte del cliente, inoltre le tempistiche sono spesso dettate da situazioni indipendenti dalla volontà di chi ci assegna l’incarico. La traduzione può servire per pubblicare un nuovo testo universitario, immettere sul mercato un nuovo strumento, o per altre attività programmate da molto tempo e che non possono essere posticipate.

Nel caso della traduzione del testo universitario, per una serie di motivi vari, ho dovuto informare il cliente che il programma di consegne scaglionate dei vari capitoli aveva subìto un ritardo. Il mio testo tradotto doveva poi passare nelle mani di correttori di bozze, redattori, impaginatori e il libro doveva uscire entro una data non posticipabile. Il mio ritardo quindi si sarebbe riversato sulle figure professionali che intervenivano dopo di me.
La data di consegna finale che avevo concordato con il cliente non ha subìto spostamenti, mentre è stato necessario rivedere le consegne intermedie (e quindi organizzare in modo diverso il lavoro successivo al mio).

Cosa ho fatto io: programmazione

Innanzitutto, nessuna delle due volte ho accettato immediatamente la traduzione a cuor leggero, pensando solo al conto corrente che veniva rimpinguato. Ho valutato se sarei stata in grado di portare a termine il lavoro nei tempi previsti, senza trascurare impegni già presi, lavori in corso, eventuali richieste degli altri clienti e nemmeno la famiglia.

Dopo avere accettato, ho speso un giorno (sì, un giorno intero, in entrambi i casi) per la programmazione attenta del numero di parole da tradurre ogni giorno, in modo da tenere conto di tutti i fattori in gioco.
Ho “banalmente” diviso il numero di parole da tradurre per il numero di giornate lavorative ancora disponibili, tenendo conto degli impegni già fissati, delle scadenze previste e dei lavori in corso.

Ho tenuto alcuni giorni per la rilettura finale e eventuali correzioni in corso d’opera e anche per eventuali imprevisti (casini familiari, un lavoro interessante all’ultimo minuto, il PC che fa le bizze vi dicono qualcosa?).

Infine, ho comunque cercato di non avere un numero di parole troppo elevato da tradurre ogni giorno, perché nel caso era inevitabile non rispettare i programmi fin da subito.

Davanti a un incarico di questo tipo, impiegare una giornata per preparare la lista delle cose da fare può sembrare una perdita di tempo. Invece è cruciale per muoversi correttamente nelle fasi successive.

Tenere informato il cliente

Quando ho avuto le idee chiare sulla programmazione dei tre mesi successivi ho inviato al cliente una tabella di marcia.
Poiché il progetto era costituito da più documenti in un caso e da più capitoli nel caso del testo universitario, ho proposto al cliente delle consegne scaglionate dei vari testi.
In questo modo non l’ho tenuto sulle spine per vari mesi, ma ho dimostrato che il lavoro stava andando avanti.
Inoltre, con delle verifiche parziali e periodiche, in caso di errori o parti da modificare c’era il tempo per farlo man mano e soprattutto per correggere il tiro nei documenti ancora da tradurre.

Questo approccio ha permesso anche a me di avere delle scadenze intermedie più ravvicinate e di non rilassarmi troppo con il rischio di arrivare in ritardo.

 

Tutte e due le volte il progetto è stato consegnato in tempo e il cliente è rimasto soddisfatto del lavoro e anche del contatto continuativo per la durata della traduzione.
Si è trattato di due lavori molto diversi per richieste e problematiche, ma molto interessanti. Nel secondo caso mi è stato utile quanto avevo imparato con il primo progetto sulla gestione di una mole di lavoro molto grande, in un tempo definito, ma lontano, con tutti i problemi e i rischi annessi.

 

Se mi stai leggendo per capire se affidarmi con serenità un lavoro lungo da tradurre, spero di averti fatto capire che un traduttore professionista (e professionale) lavora in modo organizzato e affidabile, anche quando non ha il cosiddetto “fiato sul collo” imposto spesso da scadenze molto ravvicinate.
La traduzione di un progetto non si ferma al semplice atto di trasporre le parole da una lingua all’altra, ma prevede una serie di riflessioni e attente programmazioni. In questo modo, il cliente riceve nei tempi il suo testo tradotto e il traduttore non lavora in esclusiva per una sola azienda rischiando di trascurare gli altri clienti.